2014-11-07

Il coraggio e l'esempio di Lucia Annibali


I FATTI

Pesaro, 17 aprile 2013 - UN UOMO è entrato ieri sera intorno alle 22.30 nella casa dell’avvocato Lucia Annibali, 35 anni, di Urbino, ma residente in via Rossi 19 a Pesaro, per tenderle un agguato. Infatti, al rientro della donna, l’attentatore, a volto coperto, è uscito da una stanza lanciandole contro un prodotto acido, che l’ha colpita in viso e in varie parti del corpo. Poi è fuggito mentre la ragazza urlando dal dolore è uscita sul pianerottolo chiamando aiuto e facendo accorrere i condomini.

 

Di lì a poco è arrivata l’ambulanza del 118 che ha provveduto a prestare i primi soccorsi alla giovane avvocatessa, cercando di alleviare il dolore provocato dalle ustioni. Molti testimoni affermano di aver visto la ragazza distesa sulla barella col viso coperto da bende. Sono stati attimi di terrore, perché non si sapeva che strada avesse preso l’attentatore. E’ certo che la ragazza lo ha visto prima che venisse centrata dal lancio dell’acido, ed è molto probabile che possa conoscerlo. Sembra infatti che prima di essere trasportata in ospedale a Parma, in gravissime condizioni, abbia fatto in tempo a sussurrare un nome, probabilmente quello di un suo ex. La donna rischia di perdere la vista.

Un professionista, amico di Lucia Annibali, viene sentito in queste ore nella caserma dei carabinieri a Pesaro: e’ sospettato di essere lui l’uomo che ieri notte ha gettato dell’acido sul volto dell’avvocatessa di 35 anni, sfigurandola. Le indagini sono coordinate dal pm della procura di Pesaro Monica Garulli.

Da quanto si è appreso, la giovane professionista con studio in via Gonzaga a Urbino vive da sola in quell’appartamento di via Rossi, che aveva acquistato un paio di anni fa. Sul posto sono intervenuti i carabinieri a cui spettano le indagini.

LA CRONACA

Pesaro, 22  febbraio 2014 - Sguardo dritto, passo sicuro, protetta dai carabinieri che sempre 'scortano',  in questi giorni, sia lei che i famigliari. Alle 11 e 45Lucia Annibali esce dall'aula gip del tribunale dove il pm Monica Garulli dopo la requisitoria-fiume iniziata venerdì pomeriggio ha appena formulato la richiesta di pena per i tre imputati: 20 anni per Varani, 18 per gli albanesi, tendendo quindi a differenziare di soli due anni, a livello di pene, le responsabilità fra i tre.

"In Europa ci sono dei paesi - dice l'avvocato della parte civile Francesco Coli - che per reati del genere prevedono l'ergastolo...". Lucia ha davanti il pm Garulli e a fianco il luogotenente dei carabinieri Gino Procida. Si dirige subito verso il passaggio dell'ascensore che le consente di tagliare fuori i fotografi e i giornalisti. Ma prima di arrivarci viene bloccata per un commento sulle richieste di pena."Non commento", dice però lei, vestito nero con pois bianchi e un soprabito scuro. Con Luca Varani nessuno scambio di sguardi, oggi. Lui avrebbe abbassato la testa, al momento della richiesta dei venti anni. Appena dietro, escono i genitori di Lucia per la pausa: il padre, che è avvocato, Luciano, la madre e il fratello. Fermati anche loro dai giornalisti, danno la stessa risposta di Lucia. Rientrano dalla pausa dopo una mezzoretta.

Fuori dal tribunale, il padre di Luca Varani, e la sorella Francesca, anche oggi "presidiano". E anche oggi sono riusciti a salutare il figlio alla sua discesa dal cellulare della Polizia  Penitenziaria. Signor Varani, come commenta questa richiesta? "Vedremo quello che dice il giudice, queste sono le richieste, speriamo che vada bene", sussurra l'uomo. Secondo lei è una pena eccessiva? "Non ci sta, non ci sta... Chi conosce mio figlio sa che ...Non mi faccia dire altro. E poi, guardi qui...", e indica i gruppi di persone che anche stamattina, in gran parte a favore di Lucia (anche se c'è chi sfrutta la visibilità del processo, vedi la lista Scorta Civica, a favore dei magistrati)  presidiano il tribunale. Come a dire: "Ormai contro mio figlio il processo è già fatto, abbiamo tutti contro". Ci sono ad esempio le ragazze dell'associazione 'Altra attenzione', con al collo il cartello "Io sto con Lucia". Dentro, le donne dell'Udi, anche oggi. Fuori invece si fumano una sigaretta i legali della Difesa di Varani, Maisano e Brunelli. 

E’ stata particolarmente intensa l’arringa del legale di parte civile, l'avvocato Francesco Coli. Tanto che ad un certo punto Varani, lui stesso avvocato, ha ceduto alla commozione e, secondo il suo legale, Roberto Brunelli, si è messo a piangere, mentre Coli descriveva la vita attuale di Lucia (una decina gli interventi di chirurgia plastica a cui si è sottoposta) e quella che l’attende in futuro. “Dovevi piangere prima” ha replicato l’avvocato Coli.

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